GIANNI FIORELLINO QUESTA E’ LA MIA VITA

Il mio nuovo disco, “Overo se po’ ffà”, è un po’ emblematico, si veste
d’immaginazione e questo lo si vede già dalla copertina.
C’è un fumetto, una donna vestita da sposa, una bambina di spalle che
disegna sulla parete e che sogna di vedere un bambino che somiglia a me,
che ha il mio stesso codino e che esce da un pacco regalo. Il desiderio di questa bambina è la realizzazione di questo sogno.
Questo è il punto di partenza di un particolare progetto grafico in cui il fumetto la fa da padrone in copertina come al suo interno. Il packaging è, volutamente, in carta riciclata e ruvidamente accompagna le storie
grafiche che raccontano le mie canzoni. L’idea del fumetto nasce dal fatto che le canzoni penso siano un insieme di fantasia, di energia, di cose che non si riesce sempre a toccare con mano. Le puoi vivere, come vivi le emozioni, ma non sai sempre come fisicamente descriverle. “Overo se po’ ffà”, dà titolo al disco, ed è la mia storia, una situazione che ho vissuto in prima persona. Come l’ho realizzata io penso possano realizzarla tutti. Basta crederci, credere nell’amore, nella famiglia, nell’amicizia e nel sentimento che può nascere
e legare due persone quali esse siano.
Quella che racconto rappresenta una grande storia d’amore. Ci sono canzoni che richiamano il mio genere. Negli ultimi anni ho scoperto e riscoperto
uno stile riportato in auge grazie alla penna di D’Agostino che ha saputo individuare e fare mio il linguaggio attuale, quello utilizzato dai teenager, adottano quotidianamente dai giovani, specie per i miei ultimi pezzi.
La popolarità delle mie canzoni dipende molto dal fatto che sono rappresentazione del vissuto della gente. Ci sono brani del tipo “L’ha fatto già cu n’ ato nammurato”, di D’Agostino-Fiorellino, un pezzo leggero, semplice,
che non ti lascia pensare molto, le cose le dice chiare ed immediate.
Le immagini del video sono un po’ lontane dal brano stesso. La regia è di Gianluca Allotta con la supervisione di Gennaro Monti. La storia rappresentata è particolare, dinamica e forte. In alcuni momenti mi si vede in azione come mai fatto prima. L’arma ha un senso in questo video come lo ha la donna che mi affianca. Il tutto si svolge dall’altra parte del mondo, a Cuba. Di base c’è il tema dell’amore inteso come trappola. Siamo tutti trappola dell’amore. Ognuno di
noi ha la propria che non è intesa nella sua accezione negativa, non è
intesa come inganno dell’amore, ma è intesa come la parte felice dello
stesso, quella che ti aiuta a superare tutti i limiti e gli ostacoli.
Il disco è composto da 11 tracce più “Voglio parlà cu tte”,
il singolo uscito prima dell’estate. Nonostante ciò non è
da considerarsi come il singolo che lancia il disco. Ho
voluto inaugurare questo nuovo lavoro discografico introducendolo attraverso “L’ha fatto già cu n’ato nammurato”.

Il perché di questa scelta, nonostante il grande successo ricevuto da “Voglio parlà cu tte”, dipende dal fatto che, essendo quest’ultima una canzone melodica,
non volevo ripetermi, ma cambiare e differenziarmi già da subito.
Ho sempre creduto che il “successo” derivasse da una diversità e questa
mia scelta lo ha rappresentato. Per quanto lo si possa pensare,
“Voglio parlà cu tte” e “Carmela sta dint’ a machina cu mme” non sono da considerarsi degli esperimenti, come per testare l’interesse del pubblico. L’esperimento, ben riuscito, è stato il disco “Io mantengo le promesse”,
composto da tanti singoli che si sono rivelati altrettanti successi.
Anche il nuovo album ha qualcosa di sperimentale, di decisamente
diverso. ” ‘Na bomba americana”, cantata in featuring con Bles, un rapper di talento che per questo pezzo ha scritto cose sue davvero d’effetto. Per il resto dell’album, sono puramente io, perché alla fine vince
sempre la canzone d’amore e questo è dimostrato dal fatto che “Voglio parlà
cu tte” è cantata da persone delle età più disparate.
“Annarella” lo considero uno dei pezzi più belli della musica napoletana,
non grazie alla mia musica, ma grazie al testo di D’Agostino che
penso sarà l’unico testo che lui ricorderà per tutta la vita. Non l’ho
utilizzato come singolo di lancio perché sarebbe stato un azzardo.
Rappresenta la storia di una donna vittima di un destino crudele.
Ha vissuto la morte del marito, ammazzato sotto casa propria, e lei
non ha fatto in tempo ad aprire quel “maledetto cancello” quando l’hanno
sparato. Il dramma si carica con la presenza di un bambino che ha perso
il papà e al quale lei dice che non deve più credere in Dio perché Dio non ha
salvato suo padre. <> “Annarella” è il pezzo che credo farà molto parlare. “Interno 23”, già il titolo dice tutto. Questo
è proprio l’esempio del ginepraio d’agostiniano perché quando entri nel ginepraio della sua scrittura, ne esci solo se ti fai male. I suoi pezzi devono
obbligatoriamente rappresentare la vita di tutti, e questo brano rappresenta una storia vissuta almeno una volta nella vita da ognuno di noi. Anche
“Mo fa ammore in casa” è un pezzo rappresentativo, una storia di “corna”, ovviamente in chiave ironica perché nelle canzoni bisogna avere il coraggio
di raccontare tutto. Ma il brano di questo disco che considero mio per
eccellenza è “Overo se po’ ffà”, ma non perché buona parte del testo l’ho scritta io, ma perché è proprio mio, rappresenta tutta la mia vita. È come
se ad un certo punto ti venisse da dire <> e fai di tutto perché tutto ciò che fai la rispetti appieno. Voglio che quel che arrivi alla
gente sia la completezza e questo disco rappresenta davvero i miei giorni.
A cura di Bruno Cirillo