RICO FEMIANO e la sua “Tempesta perfetta”

V INCONTRA RICO FEMIANO

Ciao Rico, il tuo nuovo album si chiama “Tempesta perfetta”, come mai hai scelto di chiamarlo così?
Perché è da tempo che mi trovo a provarci nella musica. Dedico a lei la mia vita e metto la mia stessa vita nella musica. Se parli di verità in quello che canti, il messaggio che vuoi trasmettere arriva più forte alla gente che riesce così a recepirlo e a capirlo.
Ho scelto un titolo come “Tempesta perfetta” perché è il momento che la gente si svegli e rivolga la sua attenzione verso di me. Con questo evento naturale, clamoroso e quasi catastrofico, voglio dare uno scossone alle persone e dire “ci sono anch’io!”.

Rico Femiano nella vita privata, lontano dalla musica, chi è?
Rico è uno che nella vita ha lottato tanto e ha cercato di fare cose buone anche trovandosi in situazioni non delle migliori.
Ho sempre cercato di non dare dispiaceri in famiglia, di dare il buon esempio ai miei nipoti. Ho cercato di essere un uomo dall’età di 14 anni. Maturare così presto è buono, ma alle volte ti penalizza perché non riesci più a relazionarti con i tuoi coetanei e non ti godi la vita da bambino. Ero più maturo dei ragazzi della mia età. Ora, invece, mi trovo a voler recuperare il tempo perduto, cerco di divertirmi e di prendere le cose, anche se non tutto, con più leggerezza, cerco di essere …”morbido”, ma non in tutto perché bisogna essere fermi nelle cose importanti, altrimenti si cade

Quali sono le tue passioni?
Adoro il cinema e tutte le volte che posso vado a guardare le ultime uscite.
Sono collezionista di cd e Feltrinelli è quasi una seconda casa per me …se mi cercate, sono lì o al cinema.
Amo il cibo, sono un buongustaio e me la cavo abbastanza nel cucinare. Mi piace provare cucine e cibi diversi.

Avvicinandosi il Natale, qual è il piatto natalizio che preferisci?
Davvero non saprei, ne sono molti. Se dovessi scegliere mi viene da pensare alla minestra della nonna, la cosiddetta “Minestra maritata”. È una cosa stupenda, mi fa riaffiorare bei ricordi come la classica riunione di tutta la famiglia durante le feste, cugini, zii, nipoti …tutti assieme.

Cos’è che sai cucinare alla perfezione?
Il pesce, qualsiasi piatto di pesce. Non vado ancora molto d’accordo con i legumi, ci vuole tempo per cuocersi.

Hai cantato sin da piccolo, dai 9 anni. Come sei cambiato in seguito alle tue diverse esperienze e quale di queste ti ha formato in maniera particolare?
L’esperienza più importante per me è stata cantare “Mille metre ‘e vas” a Roma dove ho avuto la fortuna e l’onore di conoscere Adriano Pennino. Con lui ho fatto scuola. Mi disse: <<entra in sala, cantala, provala, come se la cantassi in mezzo alla gente.>> Lo feci convinto che stessimo provando. Lui mi disse: <<esci!>> Ed Io: <<In che senso maestro>> e lui:<<Niente …mi piace!>> Mi sentii libero. Qui da noi tutto si vive con più ansia. Con Pennino è stata l’esperienza che ha fatto si che io credessi di più in me stesso, che mi stimassi. Solo stimando sé stessi gli altri sono indotti a stimarti.
Successivamente ho avuto l’opportunità, quasi per un anno, di lavorare con Nino D’Angelo in teatro e di recitare in “C’era una volta un jeans e una maglietta”. È stata un’esperienza bellissima e molto emozionante. Calcare il palco accanto al grande Nino non ha prezzo. Il fatto di essere scelto ha rafforzato la mia autostima e la mia convinzione.

Com’è Nino D’Angelo visto dai tuoi occhi?
Nino D’Angelo è la storia. Mi ha insegnato tanto. Le sue “cazziate” seppure all’inizio non erano viste di buon occhio, col senno di poi le ho accettate come critiche costruttive che potevano farmi crescere. È stato un “papà” artistico.

Se ti capitasse di nuovo di poter recitare in teatro lo faresti?
Non mi piace il teatro, almeno non mi piace viverlo da attore, non lo rifarei. Adoro assistere agli spettacoli e, come quest’anno andrò allo spettacolo di D’Angelo, così andrò anche a vedere la classica “Cantata dei pastori” che si fa ogni anno. Adoro le situazioni in cui il contatto con il pubblico è diretto, è fatto anche di improvvisazione e, per me, il teatro non lo permette perché legato al testo, alle battute. Col teatro non puoi sbagliare devi essere attore ed io non lo sono.

C’è qualcosa che non hai ancora fatto ma che tipiacerebbe fare?
Suonare, fare musica. Mi diverte guardare chi suona e mi piacerebbe imparare a suonare uno strumento. Ammiro Fiorellino per la sua bravura al piano e quasi mi fa paura tant’è bravo.
Mi piacerebbe fare l’attore di cinema perché adoro il grande schermo, purtroppo non lo so fare. Ci ho provato con il teatro, ma “nun è cos da mia!”.

Ogni venerdì sei in onda su TV Campane. Com’è per te vivere il pubblico attraverso il piccolo schermo?
Ho cercato di fare di questo programma uno spazio pieno avvalendomi dell’aiuto di Ettore Petraroli, ideatore e autore. È emozionante. Ti ritrovi in una situazione in cui stai facendo tv per il pubblico e allo stesso tempo la vivi. Il problema è che non vedi le persone, però sai che stanno a casa. Non le vivi direttamente e allora mi risulta tutto un po’ noioso. Invece quando hai qualcuno che ti segue in studio e che, a fine diretta, ti applaude, ti fa complimenti, ti avvicina e ti chiede dove canterai nei giorni a venire, allora hai un riscontro ed è tutto più bello.

Com’è lavorare con Ettore Petraroli?
Ettore è pesante, è terribile …a parte gli scherzi, è un professionista ed un perfezionista. Ce ne dovrebbero essere di più come lui. Ha sempre la parola giusta ed un argomento per ogni cosa.

Scherzosamente, in questa trasmiossione ti vendi come in una televendita. Funziona?
Mi so vendere devo dire, anche perché ho fatto anche il “rappresentante della Folletto”, quindi potrei dire che ci so fare ahah! E si, sta funzionando perché è la prima volta che un cantante fa una cosa del genere quasi ad ammettere ciò che effettivamente sta a fare lì in tv.

Ti senti un prodotto date le circostanze?
Un prodotto non mi ci sento. Credo più che altro di poter rappresentare uno sfogo per la gente che mi segue. Come quando ascolto una canzone in macchina e mi ritrovo a cantare dietro la radio sfogandomi e liberandomi. Diventa una terapia ed io mi sento una terapia per la gente.
La terapia si paga? E accattateve o cd!!!

I tuoi punti di riferimento sono Pino D’Aniele ed Eduardo De Crescenzo. Se potessi scegliere di fare tuo un loro pregio, quale sceglieresti?
Entrambi sono riusciti ad arrivare al cuore della gente. Daniele è riuscito a diventare una leggenda per tutte le generazioni, dai più piccoli ai più grandi. Questa cosa non è facile da aversi oggi. Vorrei come loro poter arrivare a cantare solo ciò che amo senza compromessi, senza dover seguire la moda del momento o il mercato. Loro non si sono mai adattati, hanno fatto quello che amavano. Sono riusciti a trasmettere la propria personalità a tutti senza distinzione di età o altro.

Oggettivamente sei un bel ragazzo, hai talento, hai anche tanta e varia esperienza. Credi, considerate queste tue doti e il tuo trascorso, che ad oggi dovresti trovarti più in alto di quanto tu sia oggi?
Sto seguendo semplicemente il naturale corso. Forse ho sbagliato qualcosa, dove mi trovo oggi è per merito mio nel bene e nel male. Forse non sono riuscito a superare degli ostacoli, non ero pronto o, addirittura, non avevo capito che c’era un problema.
Potendo tornare indietro cambierei certamente le cose. Tornerei indietro con la testa che ho ora.

Qual è la tua donna ideale?
Fisicamente non mi piace la magra, preferisco una donna che sia morbida. Caratterialmente mi piace una donna che si possa definire tale, con la “D” maiuscola. La voglio forte ed intraprendente, ma la voglio anche dolce, che delle volte sia anche un po’ “bambinetta”.
Personalmente sono un ragazzo timido e non ho mai cercato. Durante le serate, a meno che non capisca di piacere ad una ragazza, non mi avvicino. Non riesco ad approcciare con una che nemmeno mi guarda. Mi imbarazzo. Quando canto entro nel mio mondo, nella mia palla e sono a mio agio. Con le ragazze sono timido.

L’augurio di Rico per Natale
Smettiamo di odiarci e cerchiamo di amarci tutti. Facciamo cose buone e facciamo più figli. Il “peccato” più bello che Dio ci ha donato è fare un figlio. È nato da un peccato si, però è la cosa più bella. Quindi facciamo più figli e adottiamo i cani.

intervista a cura di Ermelinda Belsito e Bruno Cirillo

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