Un’Italia eroica, ma sfortunata. La squadra azzurra si arrende ai calci di rigore al termine di una partita vissuta tutta in apnea, segnata dall’inferiorità numerica per oltre 80 minuti dopo l’espulsione di Alessandro Bastoni.
Una gara che cambia volto presto, troppo presto. Il rosso al difensore costringe l’Italia a ridisegnarsi, a stringere i denti, a rinunciare a qualsiasi ambizione di controllo per trasformarsi in una squadra compatta, quasi operaia. Da quel momento è un assedio continuo degli avversari, ma anche una dimostrazione di sacrificio e spirito di gruppo.
La linea difensiva regge, il portiere diventa protagonista, e ogni pallone recuperato viene accolto come un gol. Gli azzurri lottano su ogni contrasto, si abbassano, soffrono, ma restano in piedi. È una partita più mentale che tecnica, più di nervi che di gioco.
Poi i rigori. La lotteria più crudele. E questa volta, il destino volta le spalle all’Italia.
Resta l’immagine di una squadra che non si è mai arresa, capace di trasformare una situazione disperata in una battaglia fino all’ultimo respiro. Ma anche il rimpianto: perché uscire così, dopo aver dato tutto, fa ancora più male.